Il turismo siamo noi

Sapete, quando mi chiedono quale sia il mio titolo di studio, solitamente alla risposta “Mi sono appena laureata come Operatore per il Turismo Culturale” segue una frase tipo “Ah, figo! Ho sentito che al villaggio Taldeitali cercano del personale, ti interessa?”…Ehm…no, non mi interessa. E vi spiego perché. Non sono il tipo di persona che rifiuta qualsiasi lavoro che non corrisponda al genere di corsi frequentati: mi sono diplomata al liceo linguistico, e finora -credetemi- ho fatto tutto fuorché lavorare in un qualsiasi campo richiedesse questo tipo di competenza. Ho anche una qualifica da programmatore di II° livello, ma non riesco a programmarmi nemmeno una giornata! Però, adesso, ho un progetto.

Tutto è iniziato quando, per inseguire un sogno, sono incappata casualmente in quella che allora era la laurea specialistica in Progettazione e Gestione di Eventi e Percorsi Culturali, ora trasformata in Master, dell’Università di Ferrara. Per inseguire quel sogno, avevo bisogno di quella qualifica, e decisi di iscrivermi alla triennale del corso: Operatore per il Turismo Culturale. Significa semplicemente che, mentre tenti di destreggiarti tra i vari esami, devi capire quale sia il tuo modo di intendere il turismo culturale, e non è una cosa semplice. Non perchè sia difficile capire COSA SIA il turismo culturale, ma è difficile capire QUALE RAMO DEL TURISMO CULTURALE SIA QUELLO PIU’ ADATTO A TE, quello in cui credi davvero, e per il quale valga la pena lottare.

Diversamente da quanto possiate immaginare, io sono una persona che non ama stare in prima linea, là dove tutti urlano. Io mi trovo a mio agio dietro un monitor, a scrivere e condividere le idee. Mi piace riflettere con calma, progettare un itinerario dietro le quinte, confrontarmi con le idee altrui sull’utilizzo della tecnologia nel turismo. Mi piace dire che sono una persona slow, fino al midollo: conoscere nuovi posti, nuove persone, nuovi gusti. Il tutto, nella più assoluta calma. E questo è anche il genere di turismo che preferisco: per me, una vacanza deve essere “lenta”, perchè la meta che hai scelto deve avere il tempo di entrarti dentro, lasciarti un segno, emozionarti. Deve essere ricordata per molto più che una passeggiata sulla spiaggia. Tutto il territorio ha il diritto di conquistarti, sotto diversi aspetti: l’aria che respiri, il paesaggio che vedi, il cibo che gusti, le persone che incontri… Per questo motivo il villaggio turistico Taldeitali non mi interessa.

Un villaggio ti offre una bolla di sapone in cui tutto è rassicurante come il salotto di casa tua. Certo, vengono organizzate delle escursioni esterne, ma non c’è l’incontro con la realtà che abita quei luoghi. Non come lo intendo io, almeno. E’ un modo di fare turismo che non mi piace, perchè, a parer mio, non può offrirti un’esperienza autentica: potrei mai lavorare per una “mentalità” in cui non credo? Immaginate, invece, di innamorarvi di un libro: visitare tutti i luoghi che l’autore descrive, mangiare il piatto preferito del protagonista, dormire in una stanza simile alle abitazioni descritte dall’autore… Ne sono sicura, un viaggio come questo vi regalerebbe emozioni profonde, di quelle che non si dimenticano, che creano legami che non si possono spiegare. Coi luoghi, con le cose, con le persone… Ecco, il mio progetto è questo: io non voglio “vendere” un itinerario o una vacanza. Voglio regalare emozioni. Voglio poter far osservare un luogo alle persone (un sito archeologico, una campagna, un lago, un paese…) e far vedere loro delle storie, che si rincorrono nel tempo,  arrivando a sfiorarle nel presente.

Il turismo di massa, non fa per me, così come i villaggi, i resort di lusso, la Costa Smeralda. Credo in un mondo diverso, in cui non esistono mete riservate alle vacanze delle élite. Soprattutto nella mia terra, la Sardegna: secondo me, non ha senso aprire strutture ricettive lussuose, che poi dovrebbero “stare in piedi” solo tre/quattro mesi l’anno, quando potremmo avere delle strutture ricettive a prezzi più accessibili, così che tutti, durante l’intero anno, possiamo usufruirne. Noi residenti, per primi… Perchè il turismo siamo anche noi. I turisti non sono alieni: siamo persone. Persone che cercano emozioni. E un territorio, da solo, non può regalarcele: abbiamo bisogno di altre persone che ce le raccontino… Perciò, puntiamo su un’ospitalità genuina, che non miri solo ad occupare le stanze per far soldi; puntiamo sul lavoro in rete, sul km zero, sulla filiera corta. Puntiamo ad un utilizzo delle risorse, tutte, più equo; a ridare vita ai centri storici o ai borghi disabitati, a valorizzare meglio ciò che abbiamo. Dobbiamo imparare a pensare al turismo come a qualcosa che vada al di là della fisicità dei processi, offrendo ciò che nessuna cifra potrà mai acquistare: noi stessi. In questo modo, avverrà quello scambio di emozioni, tra meta (intesa nell’insieme delle entità che la compongono) e turista, che trasforma una vacanza qualsiasi in turismo culturale.

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Comments
6 Responses to “Il turismo siamo noi”
  1. Barbara scrive:

    Sai che la penso come te….ti giro qualche frase estrapolata dalla mia tesina di tradizioni popolari, argomento che ho ripreso, anche se in modo meno approfondito, nella tesi di laurea.

  2. Son troppo felice di aver trovato una persona che la pensa come me….. ”merce” rara di questi tempi!!………..Bravissima Ile!!……

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  1. […] questione di consapevolezza“, di Pasquale Stroia), ed in secondo luogo per un turista. Che, come abbiamo sostenuto varie volte, non è un alieno. “I turisti non sono portafogli che camminano”, come direbbe Dall’Ara, perciò […]

  2. [...] Sapete, quando mi chiedono quale sia il mio titolo di studio, solitamente alla risposta "Mi sono appena laureata come Operatore per il Turismo Culturale" segue una frase tipo "Ah, figo! Ho sentito …  [...]



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