Accoglienza: finzione turistica?

Nel post precedente abbiamo parlato di identità come una delle caratteristiche da non perdere nell’approccio al turismo. Oggi, vorrei spiegare meglio cosa intendo, partendo dal testo tratto da una notizia ANSA, comparsa sul profilo Facebook del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, in data 16 maggio 2013:

Cagliari -veduta del molo crociere “Facciamo rete per offrire un’accoglienza sempre migliore ai turisti che sbarcano in città dalle navi da crociera, in modo che ripartano già con la voglia di tornare a Cagliari.
Stamattina la conferenza stampa di presentazione delle iniziative, di seguito il resoconto dell’agenzia Ansa. (staff)

Imprese, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Autorità portuale. Ma anche associazioni culturali, consorzi e organizzazioni di negozianti: tutti insieme per far decollare la piccola “industria” del crocierismo.
Come? Con un’accoglienza in cui niente è lasciato al caso: dai balli sardi ai percorsi in città a prezzi politici sino alla degustazione low cost nei ristoranti del centro. Obiettivo: far passare ai turisti una bella giornata in città evitandogli le brutte sorprese di negozi, chiese e monumenti chiusi. Le prove generali scatteranno sabato con il ritorno dopo un anno e mezzo di una nave della compagnia Royal Caribbean con quattromila crocieristi. Ma non sarà un caso isolato: in programma una serie di manifestazioni per non lasciarsi sfuggire questa chance di sviluppo che arriva dal mare.
Le iniziative sono state presentate questa mattina nella sede della Camera di commercio: “Il sistema crocieristico in generale – ha detto il presidente Giancarlo Deidda – è uno dei pochi settori in crescita: si registra un incremento dell’8%. Con possibilità di sviluppo soprattutto nel Tirreno dal momento che Venezia potrebbe risentire del probabile decremento di traffico legato al possibile stop ai giganti del mare davanti alla città. Sicuramente un’occasione da non perdere. Bene la rete, ma sarà importante favorire grazie al wi-fi l’aggiornamento delle informazioni in tempo reale per i turisti in arrivo. Magari il crocerista scopre che c’è a pochi passi da Cagliari una sagra che gli piace e in poco tempo può raggiungere la sua destinazione”.
(fonte: Ansa)

Cagliari - torre di San PancrazioPremetto di non avere assolutamente nulla contro l’amministrazione Zedda: non vivendo a Cagliari, non posso valutarne l’effettivo operato. E non conosco nemmeno le dinamiche che hanno scatenato la protesta sui famosi chioschi del lungomare Poetto. Vorrei, però, analizzare questo passo con voi.
Se vi è capitato di leggere “Andare a quel paese – vademecum del turista responsabile” (D. Canestrini, Feltrinelli, 2003) saprete già dove voglio arrivare….

«Il turismo istituzionalizzato anziché far crescere le persone attraverso l’incontro con la diversità, le rassicura nelle loro abitudini e va incontro alle loro aspettative. E pertanto, anziché abbattere i pregiudizi su paesi e culture, spesso li rinforza.»

Il Canestrini, tra gli altri, cita quale esempio proprio l’accoglienza dei turisti in arrivo alle Hawaii, fatta di balli tipici, collane di fiori e sorrisi. Quello, però, è il modo in cui “gli altri” vedono gli hawaiani, non la realtà. È un’immagine costruita che oramai fa parte dell’immaginario collettivo, ma che non rappresenta davvero la popolazione locale. Vogliamo davvero commettere lo stesso errore?
Cagliari - DuomoUna buona accoglienza -e in questo fanno scuola i post di Giancarlo Dall’Ara sul blog “Accoglienza Turistica“, l’Accademia dell’Accoglienza di Rimini, la filosofia dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei, l’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, l’Associazione Slow Tourism Italia e molti altri enti/attività/privati- non implica teatrini simili nei porti o negli aeroporti, anzi! L’accoglienza è fatta di tanti piccoli gesti, più efficaci quanto più sono autentici. Un “comitato di accoglienza” come questo avrebbe l’effetto non solo di decontestualizzare la nostra cultura e le nostre tradizioni, destabilizzando un turista (il 18 maggio scorso sono state fatte le prove generali, con tanto di sfilate di maschere del carnevale tradizionale e balli), ma soprattutto di banalizzare ciò che siamo. Per essere accogliente, una città non ha bisogno di mettersi in scena, ma deve essere vivibile, prima di tutto per i suoi residenti (la consapevolezza sulla bellezza della propria città, può nascere anche in questo modo, ed a questo proposito vi invito a leggere “Territori e turismo: una questione di consapevolezza“, di Pasquale Stroia), ed in secondo luogo per un turista. Che, come abbiamo sostenuto varie volte, non è un alieno. “I turisti non sono portafogli che camminano”, come direbbe Dall’Ara, perciò dobbiamo smettere di pensare al turismo in termini di soldi, ed iniziare a pensarci in termini di risorse: wi-fi libero, servizi pubblici efficienti, InfoPoint aperti tutto l’anno e con personale adeguato, città pulita, collegamenti con l’esterno frequenti e funzionali, rete fra i vari operatori del settore sono solo alcuni esempi che dovremmo tenere in considerazione.
Cagliari - vedutaPiuttosto che accogliere i turisti con dolci, balli e maschere, accogliamoli con una città migliore (pensare che l’unico fiore all’occhiello di Cagliari sia il mare, credetemi, è sbagliato, riduttivo e sintomo di una concezione sbagliata e superata del turismo). Siamo diversi da chi viene a visitare la nostra terra, ed è questo il nostro punto di forza, questo ciò su cui dobbiamo puntare. Senza finzioni, però, e senza riversare la nostra diversità come un fiume in piena sui visitatori. A questo proposito, vorrei chiudere citando il punto 5. dell’Art. 3 dello Statuto dello Slow Tourism (finalità e scopi), sperando serva da spunto di riflessione:
“caldeggiare un turismo d’incontro e responsabile, rispettoso delle diversità naturali e culturali, che richiede spirito di adattamento ad abitudini nuove e inconsuete. Incoraggia residenti e visitatori a condividere gli aspetti più caratteristici del territorio, con positiva e reciproca curiosità.”

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